Nei criteri di licenziamento collettivo si preferisci l'anzianità

I criteri di licenziamento collettivo
E' ormai una chiara tendenza del diritto del lavoro: nei procedimenti di licenziamento collettivo si predilige il criterio unico di prossimità al pensionamento, in poche parole l'anzianità anagrafica.

Tutto questo è confermato da alcune recenti sentenze della Corte di Cassazione (n. 22914, 13794, 11690, tutte del 2015) che confermano la legittimità dell'età anagrafica come criterio unico di licenziamento nei procedimenti collettivi. Ci sono stati naturalmente dei ricorsi che si appellavano al principio di non discriminazione della legge n. 300/1970 (art. 15). In questo caso però i giudici hanno rigettato i ricorsi in quanto nel criterio unico non può esserci "discrezionalità dell'azienda e quindi non può essere  individuato nessun elemento discriminatorio".

Per individuare i lavoratori oggetto di licenziamento collettivo la legge prevede dei criteri presenti nei contratti collettivi o nella legge n. 223/1991 che sono:
  • carichi di famiglia
  • anzianità di servizio
  • esigenze tecnico-produttive e organizzative

In linea generale, rispetto ai criteri individuati sopra, la tendenza delineata dalle ultime sentenze della Cassazione è chiara: identificare un unico criterio, ed in particolare quello di prossimità al pensionamento, non solo è possibile ma anche auspicabile in quanto tale metodo permette di individuare una graduatoria rigida e senza la possibilità di libera scelta da parte dell'azienda. 

Nonostante potrebbe sembrare discriminatorio andare a scegliere i lavoratori più anziani, in realtà questi subiscono il danno minore dal licenziamento in quanto prossimi alla pensione.


[Aggiornamento del 29/09/2016] Cambiano le regole dei licenziamenti collettivi dal 1 gennaio 2017: la mobilità viene sostituita dalla NASpI.

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