Quando si può dire no al trasferimento post maternità?

Part time post maternità
Ci dispiace ammetterlo ma purtroppo in molte aziende italiane è una prassi comune quella di trasferire una dipendente al rientro dal congedo di maternità.

Sono moltissime le lavoratrici che ci hanno raccontato le loro storie post rientro dall'astensione obbligatoria o facoltativa: rapporti con i responsabili tesi, richieste di flessibilità e, in molti casi, il trasferimento in un'altra sede di lavoro. Per le neo mamme con bambini al di sotto dei tre anni spesso lo spostamento in un altro punto vendita o ufficio è l'inizio di un calvario. Ma quando si può dire no?

Spesso si sente parlare di trasferimento illegittimo ma quando veramente diventa tale è poco chiaro. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ci aiuta a definire la risposta alla nostra domanda.

Difatti la sentenza n. 3052/2017 della Cassazione ha dichiarato l'illegittimità del licenziamento di una lavoratrice che ha rifiutato di trasferirsi dopo il rientro dalla maternità. La vicenda coinvolge una donna che lavorava presso un punto vendita a Firenze come responsabile (CCNL Commercio) e che al rientro dall'astensione obbligatoria ha trovato il suo ruolo preso da un altro dipendente assunto a tempo indeterminato (con un livello inferiore). L'azienda ha subito disposto il trasferimento della neo mamma a Milano, in quanto gli altri punti vendita della regione venivano gestiti sempre dalla stessa persona assunta in sua assenza. Al rifiuto di prendere servizio nella sede indicata, l'azienda le ha intimato il licenziamento.

Secondo la Corte d'Appello prima e, successivamente, la Corte di Cassazione questo licenziamento per mancata disponibilità al trasferimento è illegittimo. La ragione risiede nel fatto che la riorganizzazione, convalidata anche dall'assunzione di un nuovo responsabile, aveva come unico scopo quello di estromettere la dipendente appena rientrata dalla maternità e forzare le sue dimissioni a seguito del trasferimento in un altra regione.

Questa sentenza sicuramente aiuterà molte lavoratrici che sono state discriminate al rientro del congedo di maternità e che a volte sono forzate dalle aziende che non concedono part time o intimano trasferimenti, come nel caso sopra, a dare le dimissioni.


[Aggiornamento del 19/06/2017] Visti i numerosi cambiamenti degli ultimi anni, sul blog abbiamo pubblicato un quadro chiaro delle sanzioni al datore di lavoro in caso di licenziamento illegittimo, con e senza Jobs Act e dopo la riforma della pubblica amministrazione.

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